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| Essere un pittore figurativo nel mondo dell'arte contemporanea significa trovarsi in una posizione non invidiabile, per adoperare un eufemismo. Diciamo pure una posizione difficillima. Perché da una parte ti espone all'accusa di lavorare intorno a un'idea obsoleta della pittura, che ha dato il suo meglio secoli fa e trova i suoi campioni in tutti quei nomi notissimi che conosciamo e che per convinzione generale sono stati e saranno insuperabili. |
Ivana Della Portella
Commento alla Tela del Martirio di S. Cecilia
La cruda e inquitante vicenda del Martirio di S. Cecilia
non trova nella bella tela di Bagordo un accento narrativo piuttosto è resa in una scansione potremmo dire atemporale. E' come se la decollazione della Santa fosse sospesa nel tempo, come quell'attimo di estrema drammatizzazione si fosse miracolosamente fermato.
Quella vicenda , sottratta così al suo ineluttabile compimento, si coagula in un'atmosfera rarefatta, in uno spazio che, pur collocato in un paesaggio ben individuato - quello Sabino - con tanto di notazioni topografiche, come la chiesa di S. Urbano sullo sfondo, è un non-spazio. Un non-luogo che si fa simbolo nella citazione del cantharus che allude evidentemente al cortile della Chiesa di S. Cecilia come hortus conclusus, nonchè al giardino celeste.
Un pò come per la statua del Maderno, Bagordo ha voluto sublimare la vicenda drammatica del martirio nella sua catarsi. In una visione al limite del metafisico che in un rinnovato vigore formale trova il suo riscatto escatologico.
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| La cruda e inquietante vicenda del Martirio di S. Cecilia non trova nella bella tela di Bagordo un accento narrativo |
Stefano Malatesta
(crtico- editorialista della pagina della cultura di "La Repubblica" e scrittore) |
continua... |
| Mario è un poeta della luce filtrata nei pori delle murature dorate di Roma , nel fogliame raccolto di alberature a chioma larga, e pure cosi rade nella selva urbana architettata da pietra e acqua come diceva Vincenzo Cardarelli enumerando le gioie delle fontane, delle basiliche e delle statue che formano l'immagine della città. Mario Bagordo di colore ad acqua steso sulla carta se ne intende come un orafo di fronte alle sue pietre dure col bulino nella mano. |
| Anche osservando distrattamente, come è capitato la prima volta a me, gli acquarelli Mario Bagordo, esposti nella “Bottega” di Trastevere, come affettuosamente definisce la Galleria in cui sono esposti in una sua testimonianza il Provveditore agli Studi di Rieti, Roberto Fedele, si coglie subito il sentimento di meraviglia che traspare da quelle pitture e che ricorda quello religioso dei Greci. |
Conosco il pittore da molto tempo: un incontro e poi una lunga amicizia in cui ho avuto modo di apprezzare e l'amico e l'artista seguendone anche il cammino e la crescita. L'artista è schivo, come l'uomo: non si lascia sedurre da percorsi accattivanti e da scorciatoie, non frequenta salotti e persone influenti, rimane appartato, si interessa quasi esclusivamente della sua pittura. Bagordo mantiene, nonostante i tanti anni vissuti a Roma e per giunta nei vivaci vicoli di ....
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Roberto Fedele
Soprintendente scolastico del Lazio |
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Le idee di un artista delle espressioni visive sono esposte, più che nei suoi interventi scritti o orali, nelle opere che ha realizzato e che di più gli appartengono. Questo vale anche per Mario Bagordo: le sue specificità di artista dell' acquerello vanno ricercate nelle sue opere, piuttosto che nelle dichiarazioni, peraltro spesso laconiche, di quando allungando il braccio con in mano un lavoro chiede all'astante se l'opera "è morbida" o se alcuni particolari sono venuti "troppo in ... |
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